24-30 Maggio
2027, Torino

Torino sta costruendo le infrastrutture del futuro?

Supercomputer, quantum computing, laboratori per l’energia, fabbriche pilota, mobilità autonoma e aerospazio. Presi singolarmente sono grandi progetti. Guardati insieme raccontano qualcosa di più interessante: Torino sta costruendo i luoghi fisici in cui le tecnologie dei prossimi anni possono essere sviluppate, testate e portate verso l’industria.

Quando parliamo di città dell’innovazione finiamo spesso per contare startup, investimenti, brevetti e acceleratori. Ma c’è una domanda forse ancora più concreta: dove si fa davvero innovazione? Dove può un’impresa provare una tecnologia prima di adottarla, dove un ricercatore può trasformare un risultato scientifico in un prototipo, dove si possono addestrare modelli di intelligenza artificiale, testare nuovi materiali, sperimentare sistemi energetici o mettere su strada una nuova forma di mobilità?

A Torino queste risposte stanno aumentando e l’ultimo tassello è arrivato l’11 settembre all’Environment Park, con l’inaugurazione di circa 5.000 metri quadrati di nuovi laboratori dedicati alla transizione energetica. Un investimento superiore a 55 milioni di euro tra risorse PNRR e capitali privati, con infrastrutture orientate a rinnovabili, idrogeno, accumulo, cattura e valorizzazione della CO₂, nuovi materiali e vettori energetici. Il punto però non è soltanto la dimensione dei laboratori, ma la loro funzione. Una parte lavora soprattutto sulla ricerca avanzata, l’altra sulla validazione industriale, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra sviluppo scientifico e mercato.

Dall’AI alla fabbrica, la città dei luoghi dove si sperimenta

È una logica che a Torino ritorna in più settori. Con AI Foundry Peano, presentata da AI4I alle OGR Tech, la città dispone di una nuova infrastruttura di supercalcolo progettata specificamente per l’intelligenza artificiale, con oltre 140 GPU e capacità destinate non solo alla ricerca ma anche a startup e imprese che devono sviluppare, testare e portare in produzione applicazioni AI. Sul fronte quantistico c’è Lagrange, il computer nato dalla collaborazione tra Fondazione LINKS, Politecnico e INRiM, pensato soprattutto come piattaforma di sperimentazione e formazione. Nella manifattura CIM4.0 mette invece a disposizione linee pilota, laboratori e tecnologie per robotica, IoT, digital twin, additive manufacturing, cybersecurity e intelligenza artificiale, offrendo alle aziende la possibilità di provare sul campo processi che altrimenti richiederebbero investimenti molto più rischiosi.

Poi c’è la città stessa, che attraverso Torino City Lab viene usata come ambiente di sperimentazione per mobilità autonoma, connettività, droni, smart road e servizi urbani. Le sperimentazioni condotte negli ultimi anni, dalle navette autonome ai programmi legati a ToMove e Space TO Move, mostrano una caratteristica interessante: il laboratorio non è sempre un edificio, può essere un quartiere, una strada, un’infrastruttura urbana. Ed è forse questo uno degli elementi più forti del modello torinese, la possibilità di mettere in relazione ricerca, industria e spazio pubblico in un contesto reale.

A questo si aggiunge la Città dell’Aerospazio, uno dei progetti più ambiziosi della città, che punta a concentrare ricerca, alta formazione, trasferimento tecnologico e imprese attorno a una filiera che in Piemonte è già fortemente strutturata. Nell’area di corso Marche stanno prendendo forma laboratori dedicati ad AI, sistemi autonomi, simulazione, materiali, manutenzione predittiva e supercalcolo per la progettazione di nuovi sistemi propulsivi. Anche qui la logica è simile: creare un ambiente in cui grandi aziende, università, centri di ricerca e nuove imprese possano lavorare su tecnologie che difficilmente potrebbero essere sviluppate in isolamento.

La vera sfida è trasformare infrastrutture in economia

Guardate insieme, queste infrastrutture raccontano forse qualcosa di più di una semplice somma di investimenti. AI, quantum, energia, manifattura, mobilità e aerospazio sembrano convergere verso una stessa idea: costruire luoghi condivisi in cui la ricerca possa arrivare più velocemente alla sperimentazione e la sperimentazione più facilmente all’industria. È una traiettoria molto coerente con la storia di Torino, una città che ha sempre pensato l’innovazione attraverso fabbriche, macchine, laboratori, ingegneri e filiere produttive. Oggi cambiano gli strumenti, ma non necessariamente il metodo. Alla catena di montaggio si affiancano supercomputer, pilot line, infrastrutture quantistiche, laboratori energetici e test bed urbani.

La domanda, però, resta aperta. Perché avere infrastrutture avanzate non significa automaticamente costruire un’economia avanzata. Il vero risultato si misurerà su quante PMI riusciranno a utilizzarle, quante startup potranno accedere a tecnologie altrimenti fuori portata, quanti brevetti diventeranno prodotti, quante collaborazioni nasceranno tra università e imprese e quante aziende sceglieranno Torino perché qui trovano strumenti che altrove non esistono.

E soprattutto si misurerà sulla capacità di questi luoghi di parlarsi. Peano, Lagrange, CIM4.0, Environment Park, Torino City Lab e la Città dell’Aerospazio diventano molto più interessanti se non restano singole eccellenze ma iniziano a funzionare come parti di uno stesso ecosistema.

Forse è questa la vera sfida. Torino sembra aver costruito una quantità crescente di infrastrutture tecnologiche. Ora deve trasformarle in infrastruttura economica, in imprese, lavoro, competenze, investimenti e nuove filiere. Se riuscirà a farlo, il suo vantaggio non sarà avere una sola tecnologia simbolo, ma essere uno dei luoghi in cui le tecnologie del futuro possono essere provate prima di diventare davvero futuro.

La mia agenda