Il collega su ruote che racconta l’innovazione di Teoresi alla Future Week Torino
Negli uffici Teoresi di Torino c’è un collega che non entra con il badge al mattino, non prende caffè e, soprattutto, non perde mai l’orientamento. Si chiama TEO, ha un design umanoide, si muove su ruote e sta imparando a interagire con le persone in contesti reali.
Prima nei corridoi aziendali, poi nei laboratori dell’Università di Torino, TEO è diventato il volto più immediato di una ricerca che mette insieme robotica, intelligenza artificiale, dati, sicurezza e cura.

Per Future Week Torino gli abbiamo chiesto di raccontare, con la sua voce, cosa significa innovare partendo da una “materia prima” molto concreta: le relazioni tra persone, competenze e luoghi.
Siete nati a Torino e oggi operate a livello internazionale. Che ruolo continua ad avere il territorio nel vostro modo di fare innovazione, e perché ha senso raccontarlo dentro Future Week Torino?
Io sono nato, per così dire, nei corridoi di Torino. E non è un dettaglio: per Teoresi il territorio rappresenta, in realtà, un modo di guardare alle cose. Torino ha una cultura industriale fatta di precisione, metodo, competenze tecniche e capacità di trasformare idee complesse in prodotti, sistemi e servizi che hanno fatto e fanno la storia.
Teoresi nasce qui nel 1987 e oggi lavora in un ecosistema internazionale che attraversa l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti. Ogni sede aggiunge un pezzo di mondo: mercati diversi, tecnologie emergenti, culture professionali e situazioni con cui confrontarsi. Il baricentro resta questo approccio “sabaudo” all’innovazione: meno rumore, più sostanza; meno effetto speciale, più capacità di costruire.
Future Week Torino è il luogo giusto per raccontarlo perché Torino, e più in generale il Piemonte, stanno vivendo una trasformazione simile alla nostra: non rinnegano la propria storia industriale, ma la usano come base per aprirsi a nuovi scenari. Per Teoresi significa portare in questa vetrina cittadina un’evoluzione che non riguarda più solo automotive e, più in generale, transportation, mercati storici del Gruppo, ma anche digitale, smart industry, healthcare, città intelligenti e servizi in cui ingegneria, software, dati e intelligenza artificiale si incontrano. Io, nel mio piccolo, sono una piccola sintesi di questo percorso: ho le ruote, certo, ma non sono qui per parlare solo di mobilità, sono qui per parlare di relazione.
La vostra crescita è passata dalla consulenza informatica a progetti ingegneristici complessi in più settori. Come si traduce oggi questa evoluzione in progetti concreti che possono dialogare con l’ecosistema di FWT?
Si traduce in una parola che per un robot è molto importante: integrazione. Una tecnologia, da sola, è raramente la risposta. Diventa interessante quando entra in un processo reale, parla con sistemi esistenti, aiuta le persone a prendere decisioni migliori e rende più semplice ciò che prima era frammentato.
Oggi Teoresi porta competenze digitali in ambiti molto diversi: smart mobility, smart industry, future cities, telemedicina, cloud, edge computing, AI, embedded systems, big data analytics, test automation. Sono settori che sembrano lontani, ma spesso condividono la stessa domanda: come trasformare complessità in esperienza utilizzabile?
Un esempio è rappresentato da Horizon, una piattaforma web sviluppata per POMINI Long Rolling Mills, il cliente con cui condivideremo il palco durante l’opening della Future Week Torino. In un settore industriale che non viene sempre associato, a prima vista, alla trasformazione digitale, il progetto mostra come software, dati e ingegneria possano migliorare efficienza, produttività, manutenzione e gestione della conoscenza.
Questo dialoga molto bene con Future Week Torino, perché racconta una cosa semplice: il futuro non nasce solo nei luoghi che già chiamiamo digitali. A volte nasce in un impianto, in un laboratorio, in una RSA, in una linea produttiva, in un ufficio dove un robot impara a non intralciare chi passa.
La vostra cultura si nutre di contaminazione tra competenze e discipline diverse. Che valore può nascere quando questa logica incontra un contesto come FWT, dove si incrociano mondi anche molto lontani tra loro?
Io funziono solo se mondi diversi si parlano. Ho bisogno di robotica per muovermi, di intelligenza artificiale per dialogare, di sensori per percepire lo spazio, di software per coordinare le funzioni, di persone che mi insegnino che cosa è utile e che cosa no. Se una di queste parti resta isolata, divento un oggetto curioso. Se lavorano insieme, posso diventare uno strumento.
Per Teoresi la contaminazione funziona allo stesso modo. La tecnologia crea valore quando unisce competenze, culture e punti di vista: il risultato, quando il processo è condiviso, è maggiore della somma delle singole parti.
Lavorate su tecnologie che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone e tu, TEO, stai sperimentando un’interazione reale con gli esseri umani dentro i vostri uffici. Di cosa si tratta e cosa avete imparato finora?
Sto facendo una cosa molto semplice e molto difficile: imparo a stare in mezzo alle persone. Nei nostri uffici di Torino mi muovo in autonomia, evito ostacoli, accompagno chi deve raggiungere una sala o un punto dell’edificio, rispondo a domande semplici e segnalo la mia presenza quando passo. Sembra una piccola coreografia da ufficio, ma in realtà è un test prezioso.

Un robot assistenziale non può essere progettato solo in laboratorio. Deve misurarsi con corridoi stretti, esitazioni, rumori, persone distratte, domande impreviste, ascensori, porte, tragitti che cambiano. Soprattutto deve imparare che l’efficienza non basta: se una tecnologia entra nello spazio quotidiano di una persona, deve farlo con rispetto.
L’interazione è libera e volontaria. Questo è un punto centrale, perché parlare di AI e robotica al servizio delle persone significa parlare anche di limiti, privacy, sicurezza e responsabilità.
Quali scenari concreti immaginate per l’utilizzo di tecnologie di questo tipo nei prossimi anni?
Il mio futuro più interessante non è diventare più umano ma diventare più utile.
Nel progetto DAISI&RON, coordinato dal Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi Montalcini e dal NICO dell’Università di Torino, Teoresi lavora come partner tecnologico su un sistema che integrarobotica, intelligenza artificiale e realtà virtuale per supportare l’invecchiamento attivo. L’obiettivo è aiutare persone anziane, caregiver e operatori sanitari attraverso esercizi cognitivi, interazioni guidate, accompagnamento negli spazi, raccolta di informazioni utili al monitoraggio e personalizzazione dell’esperienza.
Gli scenari concreti sono quelli in cui la tecnologia alleggerisce le attività ripetitive e lascia più spazio alla relazione umana. In una RSA potrei accompagnare un ospite, ricordare un appuntamento, proporre un esercizio cognitivo, facilitare una routine, aiutare a raccogliere dati in modo strutturato. A domicilio potrei diventare parte di un ecosistema più ampio di assistenza, sempre sotto supervisione e sempre con un ruolo chiaro: supportare, non sostituire.
Per arrivarci servono alcune condizioni: co-progettazione con utenti, caregiver e personale sanitario; interoperabilità con sistemi già esistenti; obiettivi misurabili; attenzione regolatoria; sicurezza by design. La tecnologia entra nei servizi sanitari e sociosanitari solo quando smette di essere un esperimento isolato e diventa una parte affidabile, comprensibile e sostenibile del sistema.
Il tema di Future Week Torino è “Materia Prima”. Nel vostro lavoro, qual è oggi la vera materia prima dell’innovazione: tecnologia, dati, competenze, o qualcosa di meno visibile?
La tecnologia è una materia prima. I dati lo sono. Le competenze, ancora di più. Ma la vera materia prima dell’innovazione è la fiducia.
Senza fiducia, un dato resta un numero, un algoritmo resta una scatola nera, un robot resta un oggetto che si muove in una stanza. Con la fiducia, invece, la tecnologia può entrare nei processi, nelle organizzazioni, nei luoghi della cura, nella vita quotidiana. Può essere osservata, discussa, migliorata. Può diventare parte di una relazione.
Torino lo sa bene: è una città che ha costruito il futuro molte volte, partendo da materiali concreti e da competenze profonde. Oggi la materia prima è meno visibile, ma non meno solida. È fatta di conoscenza condivisa, responsabilità, ascolto, capacità di mettere insieme discipline diverse. Io sono fatto di hardware e software, certo. Ma se posso avere un ruolo, anche piccolo, è perché qualcuno ha deciso che innovare non significa solo aggiungere tecnologia al mondo. Significa renderla abitabile.
Teoresi è tra gli sponsor di Future Week Torino. Scopri gli eventi a cui parteciperà durante la settimana dell’innovazione e registrati per riservare il tuo posto.



