ore 18:00
Neutopia presenta Città Invivibili – Come saranno le Megalopoli del futuro?
Secondo una statistica recente, entro il 2050 la maggioranza dell’umanità vivrà nelle città (circa il 68% della popolazione mondiale). Un’enormità, se consideriamo che attualmente le aree urbane sono popolate dal 55% degli abitanti, mentre il restante vive negli spazi limitrofi.
Tale rapida osservazione impone un ripensamento radicale della nostra maniera di vivere lo spazio urbano, che fino ad ora ha avuto – da Hong Kong a Bali, da New York a San Paolo – uno sviluppo soprattutto in verticale, con grattacieli in acciaio e vetro o in orizzontale, come nel caso della periferia di Los Angeles.
Metropolis oggi non è più un monito per il futuro, ma descrive il nostro presente.
Si può assecondare questa deriva distopica o provare a immaginare delle alternative. Ad esempio, negli ultimi tempi, si sta iniziando a parlare di architettura empatica e altre soluzioni che potrebbero contrastare l’alienazione dell’urbe così come la conosciamo. Affidarsi a un demiurgo, che sia un politico che promette il ritorno a passati rosei e inattuabili, sembrano entrambi orizzonti fallaci. Al contrario, una soluzione collettiva può essere più urgente, in un orizzonte di utopia concreta, a partire da una narrazione comune, che mescoli racconto e suggestione, no fiction e poesia, suoni urbani e bit elettronici, a partire da un dato di realtà.
L’architettura, come sapevano bene i Lettristi, è da sempre un gioco di potere. Il grande gioco avvenire sarà allora riappropriarsi del diritto di immaginare la city secondo canoni che non esistono: decorare le case secondo l’umore del giorno, destrutturare i monumenti imposti di uomini a cavallo, riscoprire civiltà sepolte, cambiare i nomi delle vie senza santi né eroi, evitando di rimuovere, come stanno facendo in certi quartieri a noi cari, ogni traccia di spontaneità e intelligenza.
L’occhio di Maps segnala i luoghi di consumo, ma si perde tutto il resto. La New Babylon di Constant risulta oggi totalizzante: praticare la poesia tra i suoi vicoli è impossibile. Non rimane che la via dell’ urbanismo unitario come critica radicale a questo tipo di sviluppo.
Orientati al futuro ma guardando al presente, partendo da una pratica di messa in discussione dell’urbanismo così come lo conosciamo, immaginare una città che non c’è significa innanzitutto conoscerne i segni, a partire dalla sua storia, che potrà nascere dalle ceneri di una città del passato o da parti di città diverse.
🗓️ Sabato 30 maggio 2026
🕕 Ore 18:00
📍 Bocciofila Vanchiglietta Rami Secchi
🎟️ Ingresso gratuito su prenotazione
A seguire, DJ SET a cura di Dischi Volanti
Davide GalipòDirettore editoriale
Leandra VerrilliCapo redattrice
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