24-30 Maggio
2027, Torino

Frequenze Creative: come cambieranno cultura e intrattenimento a Torino?

Illustrazione di un gruppo di persone sedute in cerchio durante un workshop, all’interno di una sala storica con pareti dorate, quadri alle pareti e luce calda proveniente da una grande finestra

Dal workshop di Forwardto durante Future Week Torino emergono quattro scenari sul 2036 e una visione condivisa della cultura come infrastruttura sociale urbana e accessibile.

Che forma avranno le esperienze culturali e di intrattenimento tra dieci anni? Come cambierà il modo di partecipare a un concerto, una mostra o un evento di quartiere? Quale ruolo potrà assumere Torino in questa trasformazione?

Da queste domande è nato Frequenze Creative, lo sprint workshop che si è svolto il 29 maggio 2026 al Circolo dei Lettori e delle Lettrici, nell’ambito della prima edizione di Future Week Torino.

L’incontro, curato da Forwardto e guidato da Alberto Robiati e Irene Coletto, ha coinvolto persone attive nell’ecosistema culturale e creativo della città. Uno spazio di lavoro partecipativo in cui esperienze e competenze diverse hanno contribuito a costruire una prima mappa condivisa degli scenari compresi tra il 2030 e il 2040.

Al centro del confronto c’era una domanda: come evolveranno le esperienze culturali a Torino e in che modo verranno diffuse e partecipate?

Le risposte emerse dai tavoli delineano una città in cui la cultura attraversa sempre più la vita quotidiana. Una città animata da comunità attive, luoghi ibridi e organizzazioni capaci di costruire relazioni durature.

Immaginare gli scenari per orientare le scelte di oggi

Ragionare sui prossimi anni significa aprire uno spazio di possibilità. Gli scenari aiutano a riconoscere i cambiamenti già in corso e a comprendere quali scelte possano influenzarne la direzione.

Durante Frequenze Creative, i gruppi hanno lavorato con il Triangolo dei futuri, uno strumento che permette di osservare insieme tre dimensioni: le trasformazioni in atto, gli elementi che tendono a conservarsi e le aspirazioni capaci di orientare il cambiamento.

Il confronto si è concentrato su quattro aree:

  • i pubblici
  • gli operatori culturali
  • l’innovazione
  • Torino come ecosistema culturale

L’obiettivo era mettere in relazione punti di vista differenti e arrivare a scenari plausibili, capaci di suggerire anche alcune azioni concrete da avviare nel presente.

Il risultato è una mappa aperta. Uno strumento che rende visibili domande comuni, tensioni e direzioni possibili, senza ridurre la complessità del sistema culturale cittadino.

La cultura come spazio di relazione

La convergenza più evidente riguarda il bisogno di comunità.

Le esperienze culturali vengono immaginate sempre più come occasioni in cui riconoscersi, sviluppare relazioni e contribuire a un progetto condiviso. Il valore di un evento dipende quindi anche dalla qualità dei legami che riesce a generare e dalla continuità che quelle relazioni mantengono nel tempo.

In un contesto caratterizzato da frammentazione sociale e sovrabbondanza di contenuti, le persone cercano occasioni per approfondire un interesse e incontrare chi lo condivide. La partecipazione acquista valore quando permette di sentirsi parte di qualcosa.

Questa prospettiva cambia anche il modo di valutare le iniziative culturali. Una community composta da poche decine di persone può generare un impatto significativo, soprattutto quando crea legami stabili e si connette con altre realtà.

La dimensione del pubblico resta importante, ma smette di essere l’unico parametro. Contano la qualità dello scambio e la capacità di trasformare chi partecipa da spettatore occasionale a membro attivo di una comunità.

Nuovi spazi per la cultura

Un secondo tema riguarda i luoghi. Teatri, musei e sale da concerto continueranno a rappresentare punti di riferimento. Accanto a questi spazi crescerà però il ruolo di piazze, mercati e luoghi di prossimità.

La cultura potrà inserirsi con maggiore frequenza negli ambienti già attraversati dalle persone. Un bar, una bocciofila o un supermercato potranno ospitare temporaneamente mostre, performance e laboratori, mantenendo allo stesso tempo la propria funzione quotidiana.

In questo scenario, la città diventa una piattaforma culturale diffusa. Le esperienze incontrano i pubblici nei quartieri e contribuiscono a rafforzare la qualità della vita urbana.

Gli operatori come facilitatori

Anche il ruolo degli operatori e delle operatrici è destinato a evolvere.

Alla capacità di ideare programmi e organizzare eventi si affianca quella di attivare reti, favorire collaborazioni e connettere organizzazioni diverse. Chi opera nella cultura assume così una funzione di facilitazione, capace di far dialogare persone e territori.

La programmazione diventa sempre più un processo condiviso. Richiede ascolto, conoscenza dei pubblici e capacità di costruire alleanze che durino oltre il singolo appuntamento.

La sfida dell’accessibilità

Il quarto elemento emerso riguarda la possibilità di accedere alle esperienze culturali.

Le tecnologie digitali potranno favorire percorsi personalizzati, contenuti ibridi e forme di partecipazione continuativa. Allo stesso tempo, resteranno centrali la sostenibilità economica delle organizzazioni e il coinvolgimento di pubblici con bisogni differenti.

L’aumento dell’età media, le disuguaglianze economiche e le nuove abitudini di consumo culturale richiederanno modelli più flessibili. L’innovazione avrà valore quando contribuirà ad ampliare la partecipazione e a rendere le esperienze realmente fruibili.

Quattro scorci su Torino nel 2036

Dal lavoro dei tavoli sono emersi quattro scenari. Sono immagini plausibili, costruite a partire dai segnali presenti e dalle aspirazioni condivise durante lo sprint workshop.

Una città di micro-community culturali

Nel primo scenario, il calendario culturale di Torino si sviluppa durante tutto l’anno attraverso una rete di comunità raccolte attorno a interessi specifici.

I grandi festival mantengono il proprio ruolo, mentre incontri, workshop, performance e listening session alimentano una programmazione continua e distribuita. Le iniziative di nicchia costruiscono connessioni tra loro e diventano parte di un ecosistema riconoscibile.

La qualità delle relazioni assume un peso maggiore rispetto ai numeri assoluti. Le persone partecipano per contribuire e incontrare chi condivide linguaggi o passioni.

Dal tavolo è emersa anche una prima azione per il 2027: intercettare le community già attive online e creare nuove sinergie, orientando la programmazione verso i temi e i linguaggi che stanno emergendo.

La cultura scende in strada

Nel secondo scenario, una parte crescente delle attività culturali si svolge fuori dagli spazi tradizionali.

Piazze, mercati, cortili e fermate della metropolitana ospitano iniziative sviluppate con residenti, associazioni e realtà locali. Gli operatori collaborano condividendo competenze e reti di contatti.

Le community digitali favoriscono occasioni di incontro fisico. La cultura contribuisce così alla coesione dei quartieri e diventa una componente stabile della vita urbana.

Un’offerta per pubblici differenti

Nel 2036, il pubblico culturale presenta bisogni e abitudini sempre più articolati.

Da una parte cresce la popolazione anziana. Dall’altra, le generazioni più giovani sono abituate a combinare esperienze dal vivo, contenuti digitali e forme di partecipazione continuativa.

L’offerta culturale diventa più personalizzata. Eventi, membership e percorsi tematici permettono a ogni persona di costruire la propria esperienza.

Le organizzazioni più solide sono quelle capaci di sviluppare un rapporto duraturo con il pubblico e di trasformare la partecipazione in appartenenza.

Torino, città degli spazi ibridi

Nel quarto scenario, la vita culturale si distribuisce attraverso una rete di spazi multifunzionali.

Istituzioni culturali e nuovi hub di quartiere convivono con luoghi rigenerati e ambienti quotidiani. Cultura, servizi e iniziative sociali trovano spazio all’interno di strutture capaci di adattarsi ai bisogni delle comunità.

Alcuni luoghi assumono anche una funzione ambientale e sociale, offrendo aree di sosta e servizi di prossimità durante le ondate di calore.

La cultura diventa così una presenza diffusa, integrata nei ritmi della città e accessibile attraverso punti di contatto differenti.

Dagli scenari a un metodo di lavoro condiviso

Quanto emerso durante Frequenze Creative dialoga direttamente con il modello di Future Week Torino.

La manifestazione nasce come piattaforma diffusa, costruita attraverso il contributo delle realtà che operano sul territorio. Ogni organizzazione porta il proprio punto di vista e attiva la propria community. La connessione tra questi contributi genera un risultato che nessun soggetto potrebbe costruire da solo.

Lo scenario di una città animata durante tutto l’anno da micro-community è quindi già una direzione di lavoro. Gli eventi diventano luoghi in cui le relazioni prendono forma, si consolidano e producono nuove collaborazioni.

Se la cultura è un’infrastruttura sociale, gli eventi possono essere considerati i suoi cantieri. Sono gli spazi in cui una comunità si incontra e comprende quali progetti sviluppare insieme.

Gli scenari sul 2036 dipendono dalle scelte compiute oggi. Operatori culturali, istituzioni e organizzazioni possono iniziare a costruirli attraverso alleanze più solide e una maggiore capacità di ascolto.

Future Week Torino vuole contribuire a questo percorso, creando ogni anno un punto di incontro tra le energie già presenti in città. Per renderle visibili, metterle in relazione e trasformare l’immaginazione collettiva in possibilità concrete.

Crediti fotografici: © Andrea Terlizzi


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