24-30 Maggio
2027, Torino

Il futuro del lavoro si indossa: la mia esperienza alla scoperta degli esoscheletri Comau

esoscheletri Comau MATE - Future Week Torino

Intervista a Federica Aprigliano – MATE Marketing Product Manager di Comau

Partecipare alla Future Week Torino è un’occasione unica per vedere l’innovazione prendere forma davanti ai propri occhi. Tra gli appuntamenti più affascinanti a cui ho assistito c’è stato sicuramente il workshop “Esoscheletri Comau MATE: Ergonomia accessibile e certificata”.

Grazie alla presentazione di Federica Aprigliano, esperta di IUVO (una spin-off nata dalla ricerca universitaria e parte dell’azienda), ho scoperto come l’experience nella robotica industriale e gli studi sulla biomeccanica si uniscono per rivoluzionare la sicurezza sul lavoro.

L’innovazione senza batterie

Nel corso del workshop, ho scoperto che la vera forza di questi esoscheletri è il loro essere “passivi”. A differenza di quello che ci si potrebbe aspettare, i modelli MATE non hanno motori, batterie o elettronica a bordo. Il loro funzionamento è tanto semplice quanto geniale: immagazzinano l’energia prodotta dal movimento del lavoratore per poi rilasciarla, fornendo supporto muscolare proprio nel momento del bisogno.

Questo meccanismo permette di ridurre sia l’attivazione muscolare che la fatica percepita dal lavoratore fino al 50%, migliorando la postura e la resistenza durante l’intero turno di lavoro.

Al workshop sono stati presentati due modelli, entrambi certificati come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di seconda categoria e facilissimi da usare: dopo i pri

mi tentativi di pratica, si indossano in soli 30 secondi. Il primo è il MATE-XT GO, la terza versione dell’esoscheletro per le spalle. Progettato per avere costi minori e una manutenzione quasi azzerata, è ancora più leggero e accessibile. Un dettaglio interessante è che le parti in tessuto sono facilmente lavabili, permettendo a più lavoratori di scambiarsi comodamente lo stesso dispositivo durante i turni.

Il secondo è il MATE-XB, nato dalla collaborazione con Esselunga per alleviare la fatica della schiena in chi deve flettere spesso il tronco. È già utilizzato quotidianamente dai dipendenti nei reparti ortofrutta di vari supermercati del gruppo, ma si adatta perfettamente anche alla logistica e all’agricoltura.

Dietro le quinte: l’intervista a Federica Aprigliano

A margine dell’evento, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con Federica Aprigliano, scoprendo dettagli affascinanti sulle applicazioni reali di queste tecnologie. Mi ha raccontato che, sebbene il MATE-XT sia nato per il lavoro “sottoscocca”, in collaborazione con Stellantis (il gruppo automobilistico di cui Comau fa parte integrante) ora viene usato per le pulizie industriali di vetri e soffitti, e persino in agricoltura per la raccolta delle olive e la potatura.

Anche il MATE-XB sta uscendo dai magazzini: ormai è uno strumento vitale per gli operatori del porto di Livorno, che passano ore in posizione flessa per agganciare le pesanti catene dei container a terra.

Ma perché scartare la tecnologia “attiva”? La risposta dell’esperta è all’insegna dell’usabilità: gli esoscheletri attivi richiedono ricariche continue e molta manutenzione, mentre la tecnologia passiva del nuovo modello MATE-XT GO, vantando una protezione IP65, permette di lavorare tranquillamente anche all’aperto, sotto la pioggia o in mezzo alla polvere.

Una tecnologia che aiuta, non che sostituisce

Mi sono chiesta se, a lungo andare, questo supporto non finisca per impigrire e indebolire i muscoli dei lavoratori. Aprigliano ha smentito categoricamente questo rischio, e i dati sul campo le danno ragione: il dispositivo si limita a togliere il sovraccarico biomeccanico, riducendo lo sforzo muscolare generale in un intervallo che va dal 35% al 50%. Il lavoratore mantiene la piena libertà di movimento e continua a usare i propri muscoli, ma in totale sicurezza.

E l’accoglienza in fabbrica? Stando alla sua esperienza diretta, dopo il primo momento di scetticismo, la novità viene accolta in modo estremamente positivo, specialmente se presentata come strumento per il benessere. Bastano 30 minuti per imparare a regolarlo sulle proprie misure. La vera sfida oggi non è l’uso, ma l’abitudine: farli entrare nella routine quotidiana esattamente come è avvenuto in passato per gli elmetti o gli occhiali protettivi. Un cambio di mentalità che conviene a tutti: se il lavoratore guadagna in salute, l’azienda ottiene una riduzione del rischio ergonomico, meno infortuni e una maggiore precisione operativa.

Eventi come la Future Week Torino servono proprio a questo: a farci capire che il futuro non è fatto solo di intelligenza artificiale e software, ma anche di soluzioni ergonomiche che rimettono al centro la salute e il benessere delle persone.

di Sofia Musso

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