25-31 Maggio
2026, Torino

SPEA, la manifattura invisibile che rende affidabile il futuro

C’è una parte della tecnologia che resta invisibile agli occhi del pubblico, ma da cui dipende il funzionamento di gran parte degli strumenti che utilizziamo ogni giorno. Dai microchip ai sensori, dai dispositivi medicali alle batterie per veicoli elettrici, ogni componente elettronico deve essere testato per garantire affidabilità, sicurezza e continuità operativa.

In questo scenario si inserisce SPEA, azienda italiana che da oltre cinquant’anni progetta e realizza macchinari automatici per il testing dell’elettronica avanzata. Con più di 12.000 sistemi installati nel mondo e attività in 38 Paesi, SPEA opera in un settore altamente specializzato che oggi incrocia alcune delle trasformazioni più rilevanti dell’industria contemporanea: semiconduttori, intelligenza artificiale, mobilità elettrica, spazio ed energia.

SPEA Headquarters

Abbiamo approfondito questi temi parlando con Andrea Ganio, Head of Institutional Relations, tra cultura industriale piemontese, ricerca dello “zero defect”, nuove sfide dell’AI hardware e centralità del capitale umano nell’innovazione tecnologica.

SPEA nasce a Volpiano, dentro un territorio storicamente associato all’industria automobilistica. Oggi però lavora su semiconduttori, microchip, elettronica avanzata e macchinari di testing. Quanto della cultura industriale piemontese è ancora presente nel vostro modo di innovare?

Andrea Ganio – Head of Institutional Relations, SPEA

La nostra identità è profondamente radicata nel territorio in cui operiamo. Geograficamente, SPEA si colloca nell’asse tra Torino e Ivrea: un punto di incontro tra due anime industriali storiche. Da un lato abbiamo assorbito la cultura automobilistica torinese, fatta di precisione, processi strutturati e una dedizione incrollabile al “saper fare” manifatturiero. Dall’altro, siamo eredi della visione rivoluzionaria di Adriano Olivetti, parte integrante del nostro DNA: da lui abbiamo imparato che l’impresa non è un’entità isolata, ma un organismo che deve generare valore per la comunità.

Applichiamo questo modello mettendo realmente le persone al centro attraverso politiche di wellness aziendale e inclusione, promuovendo un ambiente dove ogni collaboratore possa venire al lavoro “con il sorriso”. Valorizziamo le identità e i talenti unici, credendo che la “multiversità” di prospettive sia il motore della vera innovazione. Questo legame si traduce anche nella scelta strategica di mantenere l’intera filiera produttiva sul territorio, collaborando con fornitori locali che sono cresciuti con noi, rifiutando la delocalizzazione per investire nelle radici che ci hanno reso leader mondiali.

Il vostro lavoro è quasi invisibile al pubblico finale, ma decisivo: testate componenti da cui dipendono auto elettriche, dispositivi medici, satelliti, sensori, sistemi industriali. Possiamo dire che SPEA costruisce una parte dell’infrastruttura di fiducia della società tecnologica?

È una definizione che ci onora e che descrive perfettamente la nostra missione. Il nostro lavoro è, per definizione, “silenzioso”: se un sensore di frenata assistita funziona come previsto, se un pacemaker batte regolarmente o se un satellite comunica correttamente, nessuno si chiede il perché. Si dà semplicemente per scontato. Il ruolo di SPEA è proprio quello di rendere possibile questo “scontato”.

Noi siamo i garanti dell’affidabilità. In un mondo sempre più pervaso dall’elettronica, la fiducia non è un optional, ma l’infrastruttura invisibile su cui poggia l’intera evoluzione tecnologica. Senza un testing rigoroso, non ci sarebbe progresso, ma solo incertezza. Il nostro ruolo è quello di “abilitatori di fiducia“: costruiamo, di fatto, il ponte invisibile tra l’innovazione tecnologica e la tranquillità di chi la utilizza.

In molti settori digitali si accetta ormai l’idea del prodotto aggiornabile e migliorabile dopo il lancio. Nell’hardware, invece, soprattutto quando parliamo di medicale, automotive o spazio, l’errore può essere critico. Come è cambiato il concetto di qualità negli ultimi anni?

Nel mondo dell’hardware critico, il paradigma del “rilascia ora e correggi dopo” non è applicabile. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento culturale radicale: siamo passati dalla gestione statistica dell’errore alla ricerca ossessiva dello “Zero Defect”.

Un tempo una piccola percentuale di scarto era considerata fisiologica; oggi l’errore non è più accettabile. Nel settore medicale, un guasto a un chip che controlla un dispositivo vitale non comporta una perdita economica, ma si misura in vite umane. Lo stesso vale per l’automotive, dove l’elettronica di potenza e i sensori ADAS sono i custodi della sicurezza stradale.

Per questo motivo, il testing non è più solo una fase finale della produzione, ma un processo integrato che garantisce l’affidabilità totale per l’intero ciclo di vita del dispositivo. In SPEA, progettiamo macchinari capaci di individuare anche l’anomalia più infinitesimale, assicurando che la tecnologia sia sinonimo di sicurezza assoluta, durante l’intero ciclo di vita.

L’intelligenza artificiale sta aumentando enormemente la domanda di chip e potenza di calcolo. Dal vostro punto di vista, quali nuove sfide pone l’AI a chi deve testare componenti sempre più piccoli, potenti e complessi?

L’AI sta riscrivendo le regole del testing. Certamente dobbiamo testare GPU sempre più potenti e complesse, affrontando sfide come il Silicon Photonics, che richiede testing ibridi, capaci di gestire simultaneamente segnali elettrici e ottici. Tuttavia, l’AI non è solo calcolo puro. La vera sfida oggi è legata all’efficienza energetica e alla gestione della potenza: l’infrastruttura dei data center è estremamente energivora, e l’elettronica che gestisce questi flussi richiede un testing minuzioso per evitare colli di bottiglia o guasti catastrofici.

Inoltre, l’AI vive di dati, il che significa che dobbiamo testare una sensoristica sempre più raffinata e miniaturizzata che faccia da “occhi e orecchie” a questi sistemi intelligenti, permettendo loro di interagire con il mondo fisico.

La transizione verso veicoli elettrici, batterie e nuove reti energetiche passa anche da semiconduttori di potenza, come quelli in carburo di silicio (SiC) o nitruro di gallio (GaN). Quanto è importante il testing per rendere davvero sicura questa transizione?

È assolutamente cruciale. I semiconduttori di potenza a “wide bandgap” come il SiC e il GaN sono i pilastri della rivoluzione green: permettono batterie che si ricaricano più velocemente, inverter più efficienti e compatti e auto con maggiore autonomia. Tuttavia, questi materiali presentano caratteristiche e comportamenti specifici, e richiedono processi di lavorazione differenti rispetto al tradizionale silicio. Tutti questi elementi introducono variabilità e potenziali difettosità, rendendo necessaria un’aumentata attenzione a qualità e affidabilità.

Il testing è l’unico modo per garantire che questi nuovi materiali siano affidabili anche quando lavorano in condizioni di stress estremo. Il nostro compito è verificare parametri critici come la resistenza di isolamento e la velocità di commutazione in condizioni reali di utilizzo, il cosiddetto “test dinamico”, per assicurarci che non vi siano difetti strutturali latenti che potrebbero emergere dopo migliaia di chilometri. Senza un testing rigoroso che certifichi ogni singolo modulo di potenza, la transizione energetica mancherebbe della base di sicurezza necessaria per la sua adozione di massa.

Future Week Torino parla di “Materia Prima” come insieme di competenze, processi, conoscenza e capitale umano. Per SPEA qual è oggi la vera materia prima: il silicio, la macchina, il software o il talento ingegneristico?

Senza dubbio il talento, inteso però nella sua accezione umana più ampia. La nostra “materia prima” non è solo la competenza tecnica STEM — che pure è fondamentale e che coltiviamo con passione — ma è la curiosità, la creatività e la capacità di risolvere problemi complessi.

Per questo investiamo precocemente sui giovani, con progetti dedicati che partono dalle scuole primarie e arrivano fino alle università – il nostro Politecnico di Torino in testa, con cui abbiamo un rapporto di stretta collaborazione mirato a progetti sia di ricerca che di formazione. Vogliamo aiutare i ragazzi a scoprire le proprie attitudini, offrendo loro non solo un lavoro, ma un progetto di vita.

In SPEA, il 99% degli apprendisti viene confermato, a dimostrazione che il nostro investimento non è sulla “risorsa”, ma sulla persona. La conoscenza si può trasmettere, ma la passione e l’attitudine all’eccellenza sono i veri ingredienti del nostro successo. In occasione della Giornata del Made in Italy, abbiamo ribadito che il nostro valore aggiunto è l’ingegno italiano applicato alla tecnologia globale. Vogliamo che i giovani comprendano che il loro talento è la risorsa più preziosa per costruire il futuro, indipendentemente dalla disciplina scelta.

Guardando ai prossimi dieci anni, quale tecnologia cambierà più radicalmente il vostro lavoro: AI hardware, mobilità autonoma, spazio, energia, quantum computing o altro?

La verità è che la tecnologia evolve con una velocità e una direzione spesso imprevedibili. Il segreto del successo di SPEA non è stato prevedere il futuro, ma essere pronti a reagire a qualunque cambiamento. Più che puntare su una singola innovazione, ci affidiamo al modello del “Reactive Chaos“: un approccio dove R&D, produzione e strategia lavorano in simbiosi per reagire istantaneamente ai cambiamenti del mercato. Non siamo una semplice azienda manifatturiera, ma una “industria” integrata.

Non sappiamo quale sarà la “killer app” del 2035, ma sappiamo che, qualunque essa sia, avrà bisogno di essere testata per essere affidabile. Che si tratti di quantum computing o di nuove frontiere dell’energia, la nostra forza risiede nella velocità di risposta e nella curiosità intellettuale. Rimarremo pronti a cogliere ogni nuova sfida come un’opportunità di crescita.

SPEA sarà presente all’Opening ufficiale di Future Week Torino il 25 maggio, con la partecipazione di Andrea Ganio, Head of Institutional Relations, ospite del panel “L’industria del futuro: ingegneria, automazione, manifattura avanzata” dedicato alle trasformazioni dell’industria tecnologica e produttiva. Un confronto che porterà al centro temi come innovazione industriale, manifattura avanzata, qualità tecnologica e competenze necessarie per affrontare le sfide dei prossimi anni.

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