25-31 Maggio
2026, Torino

Torino non è in crisi: sta cambiando pelle e inizia a raccontarlo

Negli ultimi anni il dibattito su Torino ha oscillato tra entusiasmi isolati e un pessimismo ricorrente. Il rischio è leggere la città solo attraverso ciò che ha perso, senza cogliere ciò che è già in trasformazione. È un punto sollevato con forza da Marco Boglione in un’intervista al Corriere Torino:

«Torino in crisi? Ma quale crisi, la città ha cambiato marcia da tempo e ora sta correndo». Una frase volutamente netta, che torna utile per aprire uno sguardo più largo.

Oltre la retorica della crisi: Torino come città in transizione

Boglione non nega le difficoltà. Le contestualizza. Ricorda che «non siamo più una one company town da più di 30 anni» e che oggi Torino è «presente in tutti i settori strategici: dall’industria aerospaziale all’auto, alla cultura, al cinema, infrastrutture e grandi eventi». È una lettura che sposta l’attenzione dal passato alle traiettorie attuali, nelle quali convivono tecnologia, manifattura, cultura e università.

A colpire non è l’ottimismo in sé, ma l’invito a uscire da un riflesso condizionato. «Chi cresce è sempre in transizione», dice nell’intervista. «Io sono in transizione continua. E così credo anche Torino». Una transizione fatta di segnali concreti, non di slogan.

Un ecosistema che cresce ma resta frammentato

Su questo punto arriva una conferma interessante anche da dentro l’ecosistema dell’innovazione torinese. Dario Ujetto, partner di Future Week Torino, ha commentato così l’intervista in un recente post: leggere quella visione non serve a illudersi, ma a trovare un cambio di prospettiva. Torino, scrive, è una città che «ha 6.000 residenti in più e ha creato 15.000 posti di lavoro». I problemi restano, ma non è il lamento a generare sviluppo. Le leve da cui ripartire sono già sotto gli occhi di tutti: i laboratori di ricerca sulla mobilità, le università, le OGR e l’ecosistema startup, la filiera food, l’automotive avanzato, l’aerospazio, gli eventi culturali. Il passaggio chiave del suo ragionamento è un altro. Serve parlarsi di più. Mettere a sistema ciò che oggi esiste in forma frammentata.

Future Week Torino come infrastruttura di racconto e connessione

È precisamente il terreno su cui si sta muovendo Future Week Torino: unire storie, comunità e progetti che raramente si incontrano, creando una piattaforma condivisa per raccontare il futuro della città. Reinven-TO, la prima edizione del 28 maggio, ha mostrato che la domanda di confronto è reale: oltre 400 persone in una giornata di talk, pitch, visioni sulla Torino che sta emergendo, da aerospazio e AI fino all’urbanistica, al design e alla cultura . È stato un banco di prova per un percorso più ambizioso, che porterà alla settimana diffusa del 2026, centrata sul tema “Materia Prima” e articolata in quattro filoni: culture emergenti, nuovi mondi, intersezioni industriali, piattaforme della conoscenza .

Questa struttura riflette l’idea che l’innovazione sia un fenomeno distribuito, che nasce dal basso e si alimenta di contaminazioni: tra imprese e ricerca, tra arte e tecnologia, tra manifattura e digitale. La stessa logica che sorregge il format Future Week, già collaudato a Roma con una crescita esponenziale: 75.000 partecipanti, 370 eventi, 2.500 organizzazioni coinvolte nella terza edizione .

Torino ha tutti gli ingredienti per fare un passo simile. Ha infrastrutture, competenze, centri di ricerca, industrie radicate e nuove filiere in crescita. Ha anche una narrazione da ricostruire. Ed è probabilmente questo il punto centrale dell’intervista di Boglione: il vero cambiamento parte dal modo in cui la città guarda a se stessa. «Io guardo avanti. Fa bene all’umore e aiuta le nostre attività».

Guardare avanti, però, significa trasformare l’ottimismo in lavoro concreto. Collegare chi innova senza che resti chiuso nelle proprie nicchie. Offrire alla città un palcoscenico comune, non solo singoli eventi. In altre parole, creare le condizioni affinché Torino possa riconoscersi in un progetto collettivo, capace di mostrare—anche all’esterno—la consistenza del suo ecosistema.

Future Week Torino nasce per questo. Non per aggiungere un altro appuntamento in calendario, ma per fare da collante a una città che, come dice Boglione, è già «altamente competitiva» e ha già intrapreso «la direzione giusta». Resta da costruire un linguaggio comune e un orizzonte condiviso. È il momento ideale per provarci.

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